09 | 09 | 2010
Menu Principale
Sondaggio
Sondaggio
Chi vorreste come successore di Berlusconi? (2)
 
I più letti
Chi è online:
We have 9 guests online
Il Velino
Oggi Marx sarebbe libertario PDF Print E-mail
Written by Gionata Pacor   
Tuesday, 12 January 2010 01:12

Con un esempio che impiega il concetto marxista di plusvalore (ossia la parte del valore del lavoro del dipendente di cui si appropria il capitalista) dimostriamo come in condizioni di elevata tassazione lo Stato sia il vero nemico dei lavoratori.
Prendiamo un’impresa con 20 dipendenti, pagati 25.000 euro ciascuno, il cui titolare guadagna 235.000 euro lordi.

Ragionando termini marxisti, di plusvalore, immaginiamo che il valore del lavoro del titolare sia di 35.000 euro. Ne deriva che i restanti 200.000 euro di rddito del datore di lavoro sono in realtà “plusvalore” dei dipendenti, e quindi il datore di lavoro si appropria di 10.000 euro di plusvalore per ogni dipendente. Aggiungendo il plusvalore, il valore del lavoro del dipendente è quindi pari a 35.000 euro. Ne consegue che, in assenza di tassazione, il datore di lavoro si appropria del 28,6 % circa del valore del lavoro del dipendente, mentre al lavoratore resta “solo” il 71,4%.
Però entra in gioco lo Stato.

Ragioniamo ora su dati reali del 2006, tratti da uno studio di Piercamillo Falasca.
Se un dipendente guadagna 25.000 euro lordi e si tiene conto delle tasse pagate dall’impresa, il costo del suo lavoro per l’azienda è pari a 33.000 euro circa. Tolte le tasse, le soprattasse, il canone RAI, le tasse automobilistiche, le tasse sulla benzina, l’IVA su tutti gli acquisti che fa ecc., Falasca ha calcolato che al dipendente restano circa 13.500 euro netti.

Torniamo al plusvalore: se anche in questo caso aggiungiamo il plusvalore di 10.000 euro allora si ha che il lavoro del dipendente vale 43.000 euro.

Guardiamo ora il reddito del datore di lavoro, che viene tassato (tenendo conto anche per lui di tasse e soprattasse sul reddito, canone RAI, tasse automobilistiche, tasse sulla benzina, l’IVA sugli acquisti ecc.) almeno al 70%: su 235.000 euro allora all’imprenditore restano circa 70.500 euro netti. Questi soldi sono provenienti per 10.500 euro dal proprio lavoro e per 60.000 euro dal plusvalore dei suoi dipendenti.

Questo vuol dire anche che il plusvalore di ciascun dipendente va per 3.000 euro al datore di lavoro e per 7.000 euro allo Stato, in forma di tasse sul reddito del datore di lavoro.

Facendo i conti, su 43.000 euro 3.000 (7%) vanno al datore di lavoro, 13.500 (31%) vanno al lavoratore e 26.500 (62%) vanno allo Stato.
Oggi Marx non potrebbe che essere libertario e dire: Contrordine lavoratori! Il nemico è lo Stato!

Vien da chiedersi come mai i sindacati si ostinino a chiedere che le imprese paghino più tasse invece di chiedere allo Stato che ne prelevi di meno dalle tasche dei lavoratori. Semplice: perché il sindacato rappresenta soprattutto pensionati e dipendenti pubblici, ossia proprio quelli che vivono delle risorse versate dai contribuenti. Secondo il ministro Renato Brunetta (in “Rivoluzione in corso”) il 61,5% circa degli iscritti ai sindacati sono pensionati o dipendenti pubblici, mentre solo il 38,5% degli iscritti sono lavoratori del settore privato. Bisogna inoltre rilevare che la quota dei pensionati è in costante crescita.

Insomma, i sindacati hanno interesse che i lavoratori paghino più tasse perché la gran parte dei loro iscritti vive di quelle tasse, e per questo la lotta di classe è contro i datori di lavoro (che si prendono un plusvalore pari al 7% del valore del loro lavoro) e non contro lo Stato, che si prende un plusvalore del 62%!

Allegato: Una tabella dallo studio di Piercamillo Falasca:

(nota: dalla retribuzione netta (17.846) sottriaiamo le altre tasse (4.443) e troviamo il valore del lavoro del dipendente al netto di tutte le tasse: 13.403.)

 
Gruppi su Facebook
ConfContribuenti

NeoLib

ConfContribuenti

Link al sito di
ConfContribuenti

Link